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Racconto fotografico di Alessandro Terzi - 30 giugno 2016

Passare per l'ennesima volta in un luogo e notare che qualcosa è cambiato. Fermarsi, scendere dalla macchina e comprendere che forse ci sono finalmente le condizioni per realizzare fotografie ravvicinate di aironi e garzette addirittura mentre cacciano.

Erano i primi di dicembre del 2011, quando perlustrando la zona limitrofa al lago di Caprolace, uno dei laghi costieri interno al Parco Nazionale del Circeo, mi accorsi che la piccola laguna adiacente il lago aveva gli argini che la dividono dal lago completamente bloccati dai depositi di rami, foglie e limo. Evidentemente, a differenza degli anni precedenti in cui la laguna ed il lago comunicavano con circa due metri di canale di comunicazione, quell'anno le scarse piogge non erano riuscite a ricollegare la piccola laguna al grande lago.

L'acqua della laguna alta circa 40 centimetri aveva intrappolato centinaia di pesci e soprattuto anguille. Ai bordi della laguna molti erano gli aironi bianchi maggiori, gli aironi cenerini e le garzette che stazionavano numerosi e confidenti.

La fame e l'opportunità di parecchie catture tende a rendere gli animali molto più confidenti nei confronti degli elementi di disturbo che normalmente li avrebbero messi in fuga. C'era insomma una profonda differenza rispetto gli anni precedenti e decisi di approfittarne per scattare qualche fotografia. Dalla macchina col mio 500mm iniziai a scattare quelle che ritengo essere le fotografie più d'azione che nel contesto ciconiformi sia mai riuscito a realizzare. Aironi fermi con le ali aperte per creare l'ombra da cui distinguere ogni passaggio di pesce, garzette intente a smuovere il fondo della laguna per sollevare mollusci oppure per far scappare i pesci.

Alcune fotografie realizzate.

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